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Paternum
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mwawPaternum, durante la mwbadominazione romana fu una stazione itineraria (mwbqmwbgmansio o mwbwmwcastatio) della mwcqstrada romana jonica - individuata nell'mwcgitinerarium antonini (redatto verso la fine del III secolo d.C.). Secondo quanto riportato questa fonte, da “Roscianum”, mwcwstatio posta a XII miglia (17,8 Km) da “Turios”, dopo aver percorso XXVII miglia (40 Km), si giungeva a “Paternum”, distante XXXII miglia (47,4 Km) da “Meto”.
Contents
• Note
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Ipotesi localizzative
Benché l'indicazione delle miglia sia precisa, l'individuazione della posizione esatta di Paternum è resa difficile dalla mancanza di conoscenza della posizione esatta sia di Roscianum sia di Meto, oltre che dalla non conoscenza del tracciato della strada antica romana, che non coincide con l'attuale tracciato della mwdwStrada statale 106 Jonica, anzi se ne discosta in maniera significativa nei pressi dell'antica mweaPetelia, l'attuale mweqStrongoli. Questo in aggiunta al fatto che Paternum non raggiunse l’età bassomedievale e che, in relazione struttura pre-urbana e alle dimensioni ridotte, comuni alla gran parte degli abitati posti tra Crotone e Thurii durante l’epoca romana, Paternum non ha lasciato tracce evidenticite-ref-0-1-0[1].
In relazione ai ritrovamenti archeologici di epoca di mwfwRoma imperiale, l'ipotesi maggiormente accreditata è che Paternum debba localizzarsi in prossimità dell'abitato della frazione mwgaTorretta di Crucoli.
L'identificazione definitiva di Paternum è recente (1998), essendo stata in passato attribuita dagli studiosi anche a Cirò, Cariati e Umbriatico.
Precisamente, l'ipotesi è che la mwgwstatio venga a essere posta a Nord dell'abitato di Torretta, a qualche centinaio di metri a sud del mwhaFiumenicà, dove maggiormente si addensano i ritrovamenti archeologici e presso la villa romana di località Piano di Mazzacite-ref-2[2]cite-ref-3[3]cite-ref-4[4].
Ritrovamenti archeologici
La mwkwstatio di Paternum si poneva in un'area poco popolata, in cui è stata rilevata una modesta presenza di edifici di età greca. Sorse perciò più per esigenze legate al sistema viario, come stazione di sosta, piuttosto che per esigenze militari e di controllo del territorio.
Numerosi sono i ritrovamenti archeologici a Crucoli Torretta di epoca di Roma imperiale, tra il periodo repubblicano ed il periodo imperiale (I secolo a.C.-IV secolo d.C.) con un abitato che veniva formandosi secondo il modello delle "mwlqville rustiche schiavistiche"..
La mwlwSoprintendenza archeologica ha condotto scavi su almeno tre ville a mwmaTorretta di Crucoli: in località Manele, località Cassia e in località Piano di Mazza.
Nell'mwmgAlto Medioevo Paternum fu distrutta dalle incursioni dei mwmwSaraceni e abbandonata tra i secoli VIII-IXcite-ref-1-5-0[5], durante il periodo dell'occupazione dell'mwoaimpero bizantino. Gli abitanti si rifugiarono nell'entroterra di Crucoli e a Cirò. In tale periodo però non si hanno notizie storiche o tracce archeologiche della presenza di abitati nel territorio di Crucoli, salvo le tracce archeologiche relative alla necropoli di località Silipetto definita come un "sepolcreto proto-bizantino del VII secolo"cite-ref-6[6].
Delle vicende della diocesi di Paternum e delle ipotesi localizzative a lungo si sono occupati ed ancora oggi si occupano gli storici e gli eruditi.
La presunta sede episcopale
Ambigua e controversa è la presenza di una sede episcopale. Se ne trova traccia solo nei Regesti dei Romani pontefici, che parlano di un "mwqaAbundantio Episcopo civitatis Paternensis", mwqqvescovo presente al mwqgConcilio di Roma del 680 e poi inviato da mwqwPapa Agatone al mwraConcilio Ecumenico III di Costantinopoli del 680, ma che si firma anche come "mwrqepiscopus mwrgTempsa provinciae Bruttiorum", per cui Paternum potrebbe essere solo il suo luogo di origine, ovvero che si sta riferendo alla Temsa ionica riportata nella mwrwTavola peutengeriana, o anche che Abundantio reggeva contemporaneamente sia la Diocesi di Paternum sia quella di Tempsa (ionica o tirrenica).
La tradizione di epoca tardo medioevale/moderna
Diversi secoli dopo il suo abbandono, le vicende del vescovato di Paterno furono ricostruite di sana pianta da mwsgGabriele Barrio che nel 1571 elaborò un'ipotesi non suffragata da prove documentali, che legava le vicende di Paternum a quelle del mwswvescovato di Umbriatico, la cui esistenza comincia ad essere documentata verso la fine del secolo IX, ponendole poi in relazione a quelle di Cirò e riconducendo ad essa le notizie circa l’esistenza di mitiche città addirittura preesistenti alla venuta dei Greci, quali Crimissa e Brystaciacite-ref-0-1-1[1]cite-ref-1-5-1[5]. L'ipotesi di Paterno localizzata a mwvaCirò od mwvqUmbriatico è stata richiamata da molti studiosi successivi, tra cui padre mwvgGiovanni Fiore da Cropani.
Invece le vicende dell’antica Paterno non sono mai menzionate nelle relazioni dei vescovi della mwwadiocesi di Cerenzia-mwwqCariati, fino alla relazione vescovile del mwwg1684, prodotta dal vescovo di Umbriatico Giovanni Battista Ponzio (1682-1688). L'identificazione di Paternum con mwwwCirò però sembra sposare una tradizione capace di giustificare la sua residenza a Cirò che, invece, contravveniva ai precetti stringenti del mwxaconcilio tridentino, secondo cui tutti i vescovi dovevano risiedere inderogabilmente nella loro sedecite-ref-0-1-2[1].
Note
cite-note-0-11. ↑ mwawPino Rende, mwbamwbqGli abitati scomparsi di Paterno e Neto, su mwbgarchiviostoricocrotone.it.
cite-note-22. ↑ mwcgRoberto Spadea, mwcwmwdaCrotone: problemi del territorio fra tardoantico e medioevo, 1991.
cite-note-33. ↑ mweaErnesto Palopoli, mweqmwegIl borgo romano di Paternum a Torretta di Crucoli, in mwewIl bel paese, 1995.
cite-note-44. ↑ mwfwErnesto Palopoli, mwgaTorretta di Crucoli e Paternum, Studio Zeta, Rossano, 1998.
cite-note-1-55. ↑ mwhgGabriele Barrio, mwhwhttps://books.google.it/books?id=g6k8Tn0IpWUC&pg=PA65#vmwia Titolo mancante per url mwiqurl_capitolo (aiuto), in mwiwDe antiquitate et situ Calabriae.
cite-note-66. ↑ mwkaMargherita Corrado, mwkq“Tarda antichità e alto medioevo nell’odierna calabria centro-orientale: il territorio di Crotone nei reperti della raccolta Attianese”, in mwkgArchivio Storico per La Calabria e la Lucania, LXXI, 2004.